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Social network causano obesità |
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Scritto da <a href='/social-community/profile.html?userid=147'>maryluis</a>
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Venerdì 28 Agosto 2009 10:19 |
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Notizie dal mondo dei giovani
Social network causano obesità
di Jugo
L'appetito vien navigando: uno
studio
britannico rivela che passare troppe ore davanti al
computer
, tra
social network
e giochini vari, può provocare una sorta di regressione delle nostre capacità cerebrali tali da favorire sovrappeso e obesità.
Secondo quanto riportato dal Daily Mail, uno studio condotto dalla ricercatrice Susan Greenfield avrebbe infatti scoperto che trascorrere troppo tempo davanti a
social
network e simili finisce con l'abbassare le capacità di attenzione.
Nella vita reale, ciò si traduce con l'incapacità di "controllarsi" (più impulsività) e il cibo diventa così il primo sfogo dell'internauta dipendente |
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Stress: si batte con la cattiveria |
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Scritto da <a href='/social-community/profile.html?userid=147'>maryluis</a>
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Giovedì 23 Luglio 2009 09:22 |
Piccole malefatte che fanno star beneTempi duri per i troppo buoni, recita l'adagio, e ora la scienza lo conferma: un pizzico di cattiveria aggiunge sale e pepe alla vita. Naturalmente si tratta di malefatte di piccola dimensione, ma questi peccatucci veniali hanno il grande vantaggio di farci sentire molto meglio, soprattutto se siamo stressati e stanchi. E, anche questo lo si sa, non c'è niente che nuoccia alla salute più dello stress. Qualche esempio di malefatta salva umore? Più che di cattiverie vere e proprie si tratta di trasgressioni e di strappi alla regola di poco peso specifico, come abbuffarsi di cibo spazzatura in un fast food, abbrutirsi di serial e reality show alla televisione o, fatto un po' più riprovevole, flirtare con la fidanzata di un nostro amico. Tutte queste azioni hanno in ogni caso un effetto liberatorio, facendoci sentire meno sottoposti a pressione, più giovani e con un addosso un piacevole senso di maligna soddisfazione. Una ricerca australiana, riportata dal Daily Mail, ha analizzato la testimonianza di 1.045 persone, scoprendo che la gran parte di loro si sentiva effettivamente meglio (persino "più felici") nel compiere atti considerati al limite dell'accettabile, insomma nel camminare, come si legge nello studio, sul "wild side", il lato selvaggio, della vita.  Secondo i dati raccolti dalla ricerca, infatti, Il 59% di loro ha dimostrato una notevole riduzione dello stress e il 57% si è detto più felice dopo essersi lasciato andare a una forma di trasgressione. Mentre il 56 per cento ha affermato sentirsi più giovane e il 24 per cento di sentirsi più sano. In particolare una non trascurabile quota del 38 per cento ha affermato di aver bisogno di essere "cattivo" per far fronte alla attuale situazione economica mondiale di squallore e desolazione. Un altro dato curioso emerso dalla ricerca è che quasi la metà degli uomini, per la precisione il 40 per cento, ha dichiarato di essere disposto ad essere "cattivi" per impressionare i membri del sesso opposto. La pensa in questo modo, invece, solo il 29% delle donne. I signori uomini sono pronti anche a venire a patti con le sacre regole dell'amicizia: il 29% degli intervistati ha dichiarato infatti di "non avere alcun problema" nel flirtare con la fidanzata di un amico, contro l'11% delle donne. L'indagine, condotta da Weight Watchers per studiare l'atteggiamento delle persone rispetto alla "tentazione" di uno snack, ha alla fine stilato una sorta di decalogo delle cose "cattive" che si possono fare per sentirsi meglio. Ecco l'elenco, con la percentuale degli intervistati che ha indicato la trasgressione preferita:  Comprare qualcosa di inutile e costoso (43%) Saltare il lavoro dandosi malati (39%) Non pulire la casa (35%); Utilizzare internet sul posto di lavoro per motivi personali (34%) Mangiare ad un fast food (28%) Inventarsi una scusa per non andare in palestra (27%) Flirtare con il/la partner di un amico (20%) Saltare di soppiatto una coda (18%) Parcheggiare dove non si può (14%) Spendere i risparmi per i bambini (13%) Guardare un reality show (11%). |
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Usa: dannose per la salute le società dipendenti dall'automobile |
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Scritto da <a href='/social-community/profile.html?userid=68'>cristina</a>
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Venerdì 29 Maggio 2009 08:15 |
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Quando Seema Shrikhande va a lavorare, ci va in macchina. Quando accompagna suo figlio a scuola, lo accompagna in macchina. E quando va a fare shopping, in banca o a trovare amici, prende sempre l'automobile. Guidare fa parte della vita degli americani, ma ricercatori sostengono che l'abitudine nazionale di andare ovunque in automobile faccia male alla salute. Più guidi, meno cammini. Camminare è un modo per fare esercizio fisico senza impegnarsi davvero. Idealmente, bisognerebbe fare 10.000 passi al giorno per mantenersi in forma, almeno secondo James Hill, professore di pediatria all'Università del Colorado. Ma per coloro che camminano solo per andare da casa alla macchina e dalla macchina all'ufficio e viceversa, la media giornaliera arriva a soli 1.000 passi. La cultura dell'automobile obbliga le persone a dedicare del tempo all'esercizio fisico e guidare per lunghe distanze riduce il tempo disponibile. "Se (Atlanta) fosse una città in cui si può camminare di più, farei senza accorgermene gran parte del movimento di cui ho bisogno. Così invece devo ... programmare l'attività fisica. A volte questo è difficile, perché ho molti impegni", ha detto Shrikhande, professoressa di Comunicazione all'Università Oglethorpe di Atlanta. Obesità e attacchi cardiaci sono due dei principali problemi associati ad uno stile di vita sedentario. La dipendenza dall'automobile rende difficile raggiungere i 75 minuti settimanali di attività fisica intensa, o i 150 minuti di attività fisica moderata, raccomandati dal governo, dice la dottoressa Dianna Densmore del Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie. Lawrence Frank dell'Università della British Columbia ha addirittura quantificato il nesso tra la distanza coperta ogni giorno in auto da una persona e il suo peso corporeo. "Ogni 30 minuti in più passati in auto si traducono in un aumento del 3% della probabilità di essere obesi", ha detto. "Le persone che vivono in quartieri dove ci sono diversi negozi ad una distanza percorribile a piedi hanno una probabilità inferiore del 7% di diventare obesi". Le città più vecchie come New York, Boston e Chicago, dove i quartieri sono costruiti intorno ad una rete di strade densamente popolate, tendono ad avere servizi di trasporto pubblico capillari. Ma le città più nuove cresciute velocemente, come Atlanta, Dallas e Phoenix, sono circondate da periferie che si estendono in modo irregolare e possono essere raggiunte solo in macchina, anche perché le estati torride rendono molto poco invitante l'idea di muoversi a piedi. Shrikhande ha detto che quando studiava di Filadelfia e non possedeva una macchina camminava molto, ma ad Atlanta la dipendenza da un'automobile è un piccolo prezzo da pagare per uno stile di vita con vantaggi che vanno da un clima migliore ad una periferia molto verde. La salute è solo uno tra i fattori che stanno spingendo chi progetta le città a cercare alternative a soluzioni in cui le automobili sono indispensabili. Anche l'elevato prezzo della benzina, il desiderio di comunità più unite e le preoccupazioni ambientali giocano un ruolo importante. |
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Bell’aspetto, soldi e notorietà non fanno rima con felicità |
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Scritto da <a href='/social-community/profile.html?userid=68'>cristina</a>
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Mercoledì 27 Maggio 2009 16:40 |
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Se siete convinti che la ricchezza, la bellezza e la notorietà possano migliorare la vostra vita... ripensateci finché siete in tempo. Secondo gli autori di una ricerca che sarà pubblicata a giugno sul Journal of Research in Personality, infatti, le persone che perseguono e raggiungono questi obiettivi sono in realtà meno felici e soddisfatte di sé. I ricercatori newyorkesi dell’Università di Rochester, guidati da Christopher Niemiec, hanno reclutato nel loro studio 147 studenti universitari e li hanno sottoposti a due interviste strutturate, la prima un anno dopo il diploma e la seconda 12 mesi più tardi, per valutarne gli obiettivi e il grado di soddisfazione personale. Dai risultati della loro indagine è sorprendentemente emerso che coloro che avevano raggiunto più facilmente benessere economico e notorietà erano meno felici di quanti avevano realizzato degli obiettivi “intrinseci” quali ad esempio la crescita personale, la costruzione di una relazione stabile o il raggiungimento di un ruolo socialmente utile. “Le persone sono consapevoli del fatto che è importante porsi degli obiettivi nella vita e credono che il solo fatto di raggiungerli possa garantire la felicità. Questo studio dimostra che ciò non è vero per tutti gli obiettivi”, afferma Edward Deci, professore di psicologia presso l’Università di Rochester, nel commentare i risultati. “Anche se la nostra cultura pone infatti particolare enfasi sul raggiungimento della notorietà o della ricchezza, si tratta in realtà di obiettivi che non necessariamente contribuiscono a renderci più soddisfatti di noi stessi o della nostra vita”. Quello che colpisce di più di questa ricerca, sottolineano gli autori, è che dimostra come il raggiungimento di obiettivi materialistici o legati all’immagine in realtà non faccia bene alla salute: nonostante il loro successo, infatti, queste persone soffrono di più di emozioni negative, come rabbia e vergogna, e di sintomi quali mal di testa, ansia, mal di stomaco e perdita di energie. Al contrario, le persone che hanno solide relazioni sentimentali, che sono profondamente inserite nel tessuto sociale e che perseguono la loro crescita personale, sperimentano un più profondo senso di benessere, di autostima e presentano meno segni di stress. Meditate, gente, meditate... Fonte: Achieving Fame, Wealth And Beauty Are Psychological Dead Ends, Study Says. University of Rochester 2009, May 19. |
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