ECONOMIA
Toyota/Richiama oltre 400.000 auto ibride in tutto il mondo PDF Stampa E-mail
Scritto da <a href='/social-community/profile.html?userid=101'>Salentino</a>   
Martedì 09 Febbraio 2010 13:30

Nuova tegola per Toyota, che ha annunciato il richiamo di 437.000 auto ibride in tutto il mondo a causa di un difetto al sistema frenante, dopo aver già rispedito dal meccanico otto milioni di veicoli per problemi all'acceleratore. E intanto anche l'agenzia di rating Moody's, dopo Standard & Poor's e Fitch, annuncia che potrebbe ridurre il rating del colosso auto giapponese. Quello della Prius è uno smacco particolarmente grave per Toyota, che ha costruito la sua strategia sui veicoli ibridi, equipaggiati con un doppio motore, a benzina ed elettrico, e venduti come "rispettosi per l'ambiente". Toyota farà "tutto quanto in suo potere" per riguadagnare la fiducia dei clienti, ha promesso il numero uno del gruppo Akio Toyoda in una conferenza stampa. "Toyota non è un dio onnipotente. Quanto troviamo un difetto, facciamo progressi per offrire prodotti migliori. Manterremo questo atteggiamento nel futuro" ha promesso Toyoda. I richiami riguardano in particolare la Prius di terza generazione, costruita in Giappone e venduta dallo scorso anno. Un totale di 199.666 auto di questo modello dovranno tornare nei garage in Giappone, 133.000 negli Usa e altre varie migliaia nel mondo. Secondo un documento trasmesso dalla casa auto alle autorità nipponiche, "i guidatori potrebbero avvertire un'assenza o un ritardo nel freno a causa di un malfunzionamento del programma di controllo del sistema Abs". Il difetto è stato corretto in fabbrica a gennaio e le Prius richiamate sono quelle messe in commercio prima di quella data. Il richiamo riguarda anche varie decime di migliaia di Lexus HS250h e di Sai, le cui vendite in Giappone saranno sospese fino a fine febbraio, inizio marzo. Da riportare in officina anche qualche decina di Prius PHV, un modello di punta la cui batteria si ricarica attaccandola a una semplice presa elettrica, che non sarà commercializzata su vasta scala prima del 2011, ma che è stata già distribuita a titolo sperimentale a qualche impresa e istituzione.

 
Toyota/Richiama oltre 400.000 auto ibride in tutto il mondo PDF Stampa E-mail
Scritto da <a href='/social-community/profile.html?userid=101'>Salentino</a>   
Martedì 09 Febbraio 2010 13:26

Nuova tegola per Toyota, che ha annunciato il richiamo di 437.000 auto ibride in tutto il mondo a causa di un difetto al sistema frenante, dopo aver già rispedito dal meccanico otto milioni di veicoli per problemi all'acceleratore. E intanto anche l'agenzia di rating Moody's, dopo Standard & Poor's e Fitch, annuncia che potrebbe ridurre il rating del colosso auto giapponese. Quello della Prius è uno smacco particolarmente grave per Toyota, che ha costruito la sua strategia sui veicoli ibridi, equipaggiati con un doppio motore, a benzina ed elettrico, e venduti come "rispettosi per l'ambiente". Toyota farà "tutto quanto in suo potere" per riguadagnare la fiducia dei clienti, ha promesso il numero uno del gruppo Akio Toyoda in una conferenza stampa. "Toyota non è un dio onnipotente. Quanto troviamo un difetto, facciamo progressi per offrire prodotti migliori. Manterremo questo atteggiamento nel futuro" ha promesso Toyoda. I richiami riguardano in particolare la Prius di terza generazione, costruita in Giappone e venduta dallo scorso anno. Un totale di 199.666 auto di questo modello dovranno tornare nei garage in Giappone, 133.000 negli Usa e altre varie migliaia nel mondo. Secondo un documento trasmesso dalla casa auto alle autorità nipponiche, "i guidatori potrebbero avvertire un'assenza o un ritardo nel freno a causa di un malfunzionamento del programma di controllo del sistema Abs". Il difetto è stato corretto in fabbrica a gennaio e le Prius richiamate sono quelle messe in commercio prima di quella data. Il richiamo riguarda anche varie decime di migliaia di Lexus HS250h e di Sai, le cui vendite in Giappone saranno sospese fino a fine febbraio, inizio marzo. Da riportare in officina anche qualche decina di Prius PHV, un modello di punta la cui batteria si ricarica attaccandola a una semplice presa elettrica, che non sarà commercializzata su vasta scala prima del 2011, ma che è stata già distribuita a titolo sperimentale a qualche impresa e istituzione.

 
Crisi,Obama: "Più poteri alla Fed" "Equilibrio tra libero mercato e norme" Maggiori poteri alla Fed PDF Stampa E-mail
Scritto da <a href='/social-community/profile.html?userid=79'>ferdinando</a>   
Mercoledì 17 Giugno 2009 17:57

Crisi,Obama: "Più poteri alla Fed"

"Equilibrio tra libero mercato e norme"

Maggiori poteri alla Federal Reserve, la Banca Centrale americana, per controllare più da vicino e regolare i mercati, onde evitare il ripetersi di una crisi economica e finanziaria come quella attuale. E' la proposta del presidente Barack Obama al Congresso. Secondo Obama, per il quale è importante che vi sia un equilibrio tra libero mercato e regole, si tratta della più vasta riforma finanziaria dagli anni Trenta.

Dunque, la ricetta che ha in mente il presidente Usa mira a ''restaurare la fiducia nell'integrità del nostro sistema finanziario'', si legge nel documento, e tocca tutti gli aspetti o quasi dei mercati finanziari. L'idea è porre un termine a quella che per Obama è 'la cultura dell'irresponsabilità''. Tra i poteri conferiti alla Fed c'è quello del controllo di praticamente ogni società finanziaria che opera negli Stati Uniti, se risulterà necessario. ''Proponiamo una regolamentazione complessiva dei credit-default swap e degli altri derivati che hanno minacciato l'intero sistema finanziario'', si legge acnora nel discorso del presidente.

Quindi sono previste supevisioni sui derivati, considerati tra i maggiori responsabili della crisi, come anche la possibilità, per il Tesoro, di prendere il controllo delle più grosse società finanziarie in caso di profonda crisi. Un potere che attualmente l'Amministrazione non ha.

"Abbiamo assistito - spiega ancora Obama nel delineare la sua 'Riforma della regolamentazione finanziaria del 21esimo secolo' - a deficienze strutturali che hanno permesso ad alcune compagnie di scegliersi l'autorità cui riferire a proprio piacimento, e ad altre, come gli hedge fund (i fondi speculativi), di operare completamente al di fuori del sistema normativo''. Inoltre - prosegue il presidente Usa - c'è stato lo sviluppo di strumenti finanziari, come alcuni derivati, ''così complessi da mettere in difficoltà gli sforzi tesi a stabilirne il vero valore''. Un sistema che ha ''permesso alle banche di fare profitti dando prestiti a persone che non sarebbero mai state in grado di ripagarli, perche' il prestatore scaricava un altro''.

Parte della riforma proposta - che dovrà passare l'esame del Congresso - riguarda le autorità finanziarie: verrà scardinato l'attuale sistema appoggiato sull'Office of Thrift Supervision, un'autorità di vigilanza sul risparmio che fa capo al Tesoro, e ''verranno chiuse le falle nel sistema che hanno consentito ad importanti istituzioni di eludere le regole bancarie'. Non solo. Il sistema sarà dotato di una normativa bancaria omogenea e, aggiunge Obama, "alzeremo i requisiti patrimoniali di tutte le istituzioni che raccolgono depositi, e i consulenti finanziari hedge fund dovranno registrarsi alla Fed''.

 
Fondi, la raccolta torna positiva Assogestioni: saldo a +1,6 miliardi La raccolta dei fondi comuni PDF Stampa E-mail
Scritto da <a href='/social-community/profile.html?userid=79'>ferdinando</a>   
Sabato 06 Giugno 2009 13:06

Fondi, la raccolta torna positiva

Assogestioni: saldo a +1,6 miliardi

La raccolta dei fondi comuni di investimento a maggio è tornata positiva, dopo 20 mesi di rosso, e con un deciso +1,57 miliardi di euro. Lo comunica Assogestioni. La raccolta è trainata dai fondi azionari (+0,58 miliardi) e dai fondi flessibili (+0,81 miliardi) ma in attivo anche obbligazionari (+0,25 miliardi) e fondi di liquidità (66 milioni). Deflussi solo sui fondi hedge (-131 milioni) e bilanciati (-26 milioni). Il patrimonio torna sopra i 400 miliardi a 401,3 miliardi.

Da inizio anno il saldo della raccolta dei fondi rimane però negativo per 13 miliardi, soprattutto per i deflussi accusati da obbligazionari e fondi hedge, ma il ritorno di interesse registrato a maggio per i fondi più legati alle Borse lascia intendere una diversa percezione dei mercati da parte dei risparmiatori.
Era dall'agosto 2007 che sui prodotti del risparmio gestito prevalevano i deflussi, con riscatti record che hanno toccato i 140 miliardi nel 2008 dopo i 53,1 miliardi del 2007.

A trainare la raccolta di maggio sono stati i gruppi italiani, con un risultato positivo di quasi 1,3 miliardi, mentre i gruppi esteri hanno registrato un saldo attivo di 0,2 miliardi.
Ha chiuso maggio in sostanziale pareggio il gruppo Intesa Sanpaolo (-10 milioni), mentre Pioneer Investments del gruppo Unicredit ha segnato un attivo di 307 milioni. Solo il gruppo Bnp Paribas ha fatto meglio, con 465 milioni. Bene anche Credem (+224 milioni), Azimut (+177 milioni), Arca (+150 milioni), Banca Esperia (140 milioni), Mediolanum (110 milioni) e Generali (97 milioni). Deflussi ancora significativi per Allianz (-124 milioni) e Banco Popolare (-129 milioni).

 
Usa,tasso di disoccupazione al 9,4% Livello più alto degli ultimi 25 anni Negli Stati Uniti a maggi PDF Stampa E-mail
Scritto da <a href='/social-community/profile.html?userid=79'>ferdinando</a>   
Sabato 06 Giugno 2009 13:04

Usa,tasso di disoccupazione al 9,4%

Livello più alto degli ultimi 25 anni

Negli Stati Uniti a maggio la disoccupazione è balzata al 9,4%, dall'8,9% di aprile. Si tratta del livello più elevato da oltre un quarto di secolo, ma allo stesso tempo i dati del dipartimento del Lavoro mostrano che la dinamica dei tagli occupazionali ha segnato un netto rallentamento. In un mese sono stati persi 345mila posti, il livello meno elevato dallo scorso settembre. Ad aprile andarono in fumo 504mila posti e a marzo oltre 650mila.

Con la performance di maggio, tuttavia, la serie consecutiva in cui si è registrata una perdita di impieghi è salita a 17 mesi, eguagliando il record stabilito nella recessione del 1981-1982.
Nel complesso dall'inizio della recessione (fine 2007) gli Stati Uniti hanno perso 6 milioni di posti di lavoro, l'emorragia più acuta dai tempi del dopoguerra.

Il balzo fatto registrare dal tasso di disoccupazione, balzato dello 0,5% al 9,4%, conferma tuttavia come anche se la recessione dovesse terminare con la fine del secondo trimestre, nondimeno il mercato del lavoro rimarrà in una situazione di grave difficoltà ancora per molto tempo condizionando la velocità di ripresa dell'economia.

Secondo numerosi economisti, il tasso di disoccupazione salirà al 10% nell'arco dei prossimi mesi ma non manca chi, come Nouriel Rubini, ritiene che l'apice sia piuttosto da collocare attorno all'11%, con pesanti conseguenze in termini di default su prestiti e mutui e di propensione ai consumi. Includendo nel totale dei senza lavoro anche quanti hanno contratti part-time o occasionali, la percentuale degli americani senza lavoro è salita in maggio al 16,4% dal 15,8% di aprile.

A livello di settore, in maggio il comparto produttivo ha perso 225mila impieghi con un calo di 156mila unità per il solo reparto manifatturiero. In calo anche il settore costruzioni (-59mila unità) e quello dei servizi (-120mila).
Ha continuato invece ad assumere il settore sanitario che ha aggiunto 44mila addetti.
Da segnalare infine che gli stipendi orari sono aumentati nel mese di 2 centesimi a 18,54 dollari, pari a un rialzo del 3,1% su base annuale.

 
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